ROMA - Sei mesi in più di cassa integrazione
ordinaria, che passa dalle attuali 52 settimane a 78 settimane, in
pratica un anno e mezzo. Lo prevede un emendamento approvato dalla
commissione Lavoro della Camera, con un sì bipartisan. Un
provvedimento richiesto da più parti dato l'enorme aumento della
cassa integrazione dall'inizio della crisi: solo nel mese di
gennaio si è registrato rispetto allo stesso mese del 2009 una
crescita del 99,25 per cento, con 39,5 milioni di ore. Anche se
spesso gli ammortizzatori sociali non bastano: da un'indagine
presentata stamane dall'Ires-Cgil emerge che il 66 per cento dei
disoccupati non è in grado di mantenere la propria famiglia, pur
godendo di ammortizzatori sociali. La norma è a firma del relatore
Giuliano Cazzola e modifica il testo base sugli ammortizzatori
sociali, che unifica diverse proposte di legge, ed ha ottenuto il
consenso del Pdl, della Lega e del Pd. L'Idv e l'Udc erano assenti.
La misura approvata è adottata in via sperimentale e riguarda il
biennio 2010-2011.
Plaudono al provvedimento gli esponenti dell'opposizione, a
cominciare dal capogruppo Pd Cesare Damiano, che ricorda come la
proposta iniziale fosse però di raddoppiare i tempi
dell'erogazione, da 12 a 24 mesi. Mentre il ministro del Lavoro
Maurizio Sacconi sostiene che "L'emendamento approvato oggi in
commissione Lavoro alla Camera non introduce una protezione
maggiore del lavoro. Già oggi il sostegno al reddito può essere
corrisposto attraverso la cassa integrazione ordinaria - che ora
viene conteggiata per giorni e non per settimane con un
allungamento di fatto della sua durata -, la cassa integrazione
straordinaria - che è stata semplificata, riconducendola alla
semplice causale della crisi globale - e la possibilità della
successiva 'cassa in deroga' senza limiti temporali, e senza
causali specifiche di crisi aziendale come pure senza la
prefigurazione di esuberi strutturali".
Soddisfatti sia pure con alcuni distinguo i sindacati. Infatti il
segretario confederale della Uil Guglielmo Loy chiede un
innalzamento dell'indennità, il segretario confederale della Cisl
Giorgio Santini auspica che ora ci sia "la necessaria copertura
finanziaria", e il segretario confederale della Cgil,
Fulvio Fammoni, chiede il prolungamento a 104 settimane.
I tempi. Per l'approvazione definitiva del
provvedimento bisognerà aspettare probabilmente diverse settimane:
"Ora il testo è all'esame delle altre commissioni per il parere e
poi tornerà in commissione Lavoro per il mandato al relatore. Il
calendario prevede infatti che approdi in Aula il 15 marzo ma non è
escluso che slitti a dopo le Regionali", dice Cazzola.
I dati per settore. Secondo i dati dell'Inps,
rielaborati
e presentati qualche giorno fa dalla Cigl, i settori con gli
aumenti maggiori di cassa integrazione ordinaria erano a gennaio su
base annua il tessile e abbigliamento (+318,18%), l'edilizia
(+283,46%), l'alimentare (+279,09%), carta e poligrafiche
(+168,39%), le meccaniche (+113,78%). Anche la Cassa straordinaria
ha registrato nel primo mese dell'anno un forte incremento rispetto
al gennaio 2009 (+366,29%) con 45 milioni di ore. "Molte aziende -
ha denunciato il segretario confederale della Cgil Susanna Camusso
- stanno ormai esaurendo le 52 settimane massime di Cigo, ciò è
evidenziato, anche dall'aumento della richiesta sulla Cigs".
La copertura finanziaria. La copertura
all'emendamento che allunga la Cig ordinaria da 52 a 78 settimane
"non è stata quantificata", dice Cazzola, che spiega che verrà
comunque trovata all'interno degli 8 miliardi già stanziati dal
governo per gli ammortizzatori sociali. Le disposizioni infatti
previste dall'emendamento "si applicano nei limiti delle risorse
disponibili" previste dal decreto legge 185 del novembre 2008
(convertito a fine gennaio 2009) e in particolare dall'articolo che
riguarda gli strumenti di tutela del reddito e di concessione degli
ammortizzatori in deroga. "Il governo - sottolinea però Cazzola -
non era presente e dunque si riserva ogni ulteriore
valutazione".
L'indagine Ires-Cgil. Da un'indagine presentata
stamane dall'Ires-Cgil il 57 per cento dei lavoratori che
usufruiscono di ammortizzatori sociali percepisce un'indennità tra
i 500 e i 1000 euro. L'87 per cento dei lavoratori intervistati
ritiene che la crisi economica abbia inciso "molto o abbastanza"
sulla propria situazione lavorativa. A una domanda sulle
prospettive future, solo il 4 per cento è talmente fiducioso di
ritenere che "riuscirà a trovare un lavoro quantomeno accettabile"
nel giro di poche settimane. Il 34 per cento ritiene che lo troverà
nel giro di qualche mese, il 28 per cento tra un anno o forse più,
e un altro 34 per cento è completamente sfiduciato e dichiara "non
so se lo troverò".
Moltissimi, soprattutto al Sud, temono di finire nelle maglie del
lavoro nero. Nelle isole addirittura il 91 per cento si sente
"molto esposto" o comunque esposto al rischio di essere costretto
ad accettare un lavoro in nero. La percentuale risale all'80 per
cento per il Sud, al 69 per cento per il Centro ed è in media del
73 per cento; sotto la media, oltre al Centro, il Nord Ovest (70
per cento) e il Nord-Est (53 per cento). Dall'indagine emerge
inoltre che il 54 per cento dei disoccupati poteva contare su un
unico stipendio per mantere la propria famiglia, e l'84 per cento
di questi ha una famiglia composta da almeno due persone. Di
conseguenza, il 66 per cento dei disoccupati oggi non è in grado di
mantenere la propria famiglia, percentuale che scende al 36 se si
considera solo il segmento dei lavoratori che usufruiscono di
ammortizzatori sociali.