Prove generali di normalità. Dopo 40 anni di prigione, e alla vigilia dei suoi sessant’anni, il bel René assapora il gusto di una vita da comune cittadino: lavora. Cosa non da tutti, in effetti al giorno d’oggi, quando circa due milioni di italiani un impiego non ce l’hanno.
Va detto che però la sua giornata di lavoro non finisce come quelle degli altri. Da ieri, infatti, Vallanzasca usufruisce di un permesso esterno per lavorare di giorno, per poi rientrare nel carcere di Bollate ogni sera alle 19 (e qui il parallelismo con l’uomo qualunque si ferma!). Lavora alla Ecolab, una cooperativa sociale di Milano che produce borse e prodotti di pelletterie in genere. La sua prima giornata è andata bene, all’inizio era emozionato, poi si è messo a lavorare, ben accolto dai nuovi colleghi.
Non è la prima volta che Il “boss della Comasina”- così era anche chiamato il bel René protagonista della mala milanese negli anni Settanta - beneficia di permessi, nonostante quattro ergastoli, condanne per 260 anni di carcere, una vita sempre sul filo tra sparatorie, furti, rapine, omicidi, evasioni (ben due) dal carcere e rivolte (organizzate da lui sempre nei penitenziari). La sua vita sembra un romanzo noir, ed è per questo che su di lui sta girando un film il regista Michele Placido. Finora a Vallanzasca erano già stati concessi permessi per vedere l'anziana madre, per curarsi, e per sposarsi con la moglie Antonella D'Agostino. Non proprio tutti i detenuti hanno queste chance. Segno che la sua riabilitazione sta davvero avendo corso?
Michele Placido ha così difeso Vallanzasca sulle pagine del quotidiano La Repubblica: «Si è assunto le sue responsabilità, è giusta un po’ di pietas».
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